Passa al contenuto principale

Pubblicazioni

Il lavoro domestico come attività economicamente valutabile: la Cassazione censura il mancato riconoscimento del danno patrimoniale

Il lavoro domestico come attività economicamente valutabile:

la Cassazione censura

il mancato riconoscimento del danno patrimoniale

 

Massima

In tema di responsabilità civile da morte di un congiunto, la Corte di cassazione afferma che: il coniuge superstite ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale derivante dalla perdita dell'apporto all'economia domestica del convivente deceduto, trattandosi di prestazioni economicamente valutabili; quando il de cuius svolgeva attività lavorativa esterna, il danno non si presume dalla semplice convivenza, ma deve essere provato che dedicava parte delle energie residue in modo significativo alla cura della casa; dalle allegazioni difensive che evidenzino l'età, la convivenza stabile e le mansioni svolte può ragionevolmente presumersi il contributo al ménage domestico; la liquidazione di tale danno può avvenire in via equitativa, essendo ravvisabile un parametro economico corrispondente al lavoro di casalinga.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

L'ordinanza n. 14288/2025 della terza sezione civile della Corte di Cassazione merita particolare attenzione per aver censurato l'orientamento assunto dalle corti di merito che avevano escluso il risarcimento del danno patrimoniale da perdita dell'apporto all'economia domestica, questione di rilevante impatto nella prassi risarcitoria.

Il caso trae origine dal decesso di una donna a seguito di negligenza sanitaria. Il marito e i tre figli avevano richiesto, tra le altre voci di danno, il risarcimento patrimoniale per la perdita del contributo della moglie all'economia domestica. Tanto il Tribunale di Velletri quanto la Corte d'Appello di Roma avevano negato tale pretesa, riconoscendo esclusivamente il danno da perdita di chance di sopravvivenza. La Suprema Corte ha accolto il motivo di ricorso, offrendo un'interpretazione garantista della tutela risarcitoria che supera rigidità probatorie ingiustificate.

Il fulcro della pronuncia risiede nell'affermazione secondo cui "può adeguatamente presumersi che la moglie contribuiva con il proprio impegno quotidiano al bilancio familiare; il che comporta che il coniuge superstite ha subito un danno patrimoniale risarcibile, in quanto concretantesi nella perdita di una serie di prestazioni economicamente valutabili, attinenti alla cura, all'educazione ed all'assistenza, cui egli aveva diritto nell'ambito del rapporto familiare". Tale principio valorizza la dignità economica del lavoro domestico, riconoscendone la rilevanza patrimoniale al pari di qualsiasi altra attività produttiva.

La Cassazione ha fondato il proprio convincimento sulle allegazioni difensive dei ricorrenti, che avevano evidenziato circostanze fattuali significative: l'età della vittima, la convivenza stabile con il coniuge, uno stato di salute non compromesso fino al ricovero, le mansioni domestiche svolte, i piccoli lavori di casa, il pagamento delle bollette. Da tale quadro probatorio, articolato attraverso presunzioni semplici, emerge il contributo attivo della donna alla gestione familiare, superando l'onere dimostrativo richiesto in presenza di attività lavorativa esterna.

La sentenza si inserisce nel consolidato orientamento giurisprudenziale che distingue tra due ipotesi: quando il convivente deceduto si dedicava esclusivamente alla cura della casa, il danno può ragionevolmente presumersi; quando invece svolgeva anche un'attività lavorativa esterna, è necessario fornire prova che dedicasse parte delle energie residue in modo significativo ed economicamente apprezzabile alla gestione domestica. In quest'ultima evenienza, viene meno la logica automatica della presunzione, richiedendosi un'allegazione probatoria più articolata che dimostri concretamente l'apporto domestico.

Nel caso scrutinato, i ricorrenti non si erano limitati a invocare genericamente il danno, ma avevano fornito elementi concreti dai quali poteva indursi, secondo regole di comune esperienza, che la vittima contribuiva effettivamente al bilancio familiare. Tale allegazione, che la Corte territoriale aveva ritenuto insufficiente, è stata invece valorizzata dalla Cassazione quale base adeguata per il riconoscimento del danno patrimoniale.

Particolarmente significativa appare l'affermazione per cui "alla liquidazione di detto danno potrà procedersi in via equitativa, trattandosi di attività economicamente valutabili come qualsiasi altra attività corrispondente al lavoro di casalinga, per le quali, pertanto, è ravvisabile un parametro economico". La Suprema Corte riconosce espressamente che il lavoro domestico, pur non generando reddito monetizzato, costituisce un'attività suscettibile di valutazione economica, legittimando il ricorso a criteri equitativi fondati sui parametri retributivi applicabili ai collaboratori domestici.

Tale soluzione si inscrive nel quadro normativo delineato dagli artt. 143 e seguenti c.c., che impongono ai coniugi di contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie sostanze e alla capacità di lavoro professionale o casalingo. Il richiamo alla parità dei coniugi e al riconoscimento costituzionale del lavoro domestico quale forma di contribuzione al ménage familiare (artt. 29, 36 e 37 Cost.) conferisce dignità patrimoniale a prestazioni troppo spesso svilite nel dibattito giurisprudenziale.

La pronuncia assume rilevanza sistematica perché supera una visione anacronistica del lavoro domestico, riconoscendone la valenza economica e l'idoneità a generare un danno patrimoniale risarcibile in caso di morte del prestatore. L'errore delle corti di merito è stato duplice: da un lato, aver richiesto un onere probatorio eccessivamente rigoroso; dall'altro, non aver valorizzato adeguatamente le allegazioni difensive che, attraverso il ragionamento presuntivo, consentivano di ritenere dimostrato il contributo domestico.

In conclusione, l'ordinanza si pone quale presidio della tutela risarcitoria integrale, riaffermando che il danno patrimoniale da perdita dell'apporto domestico costituisce voce autonoma e meritevole di ristoro, liquidabile equitativamente sulla base di parametri economici riconosciuti. La censura alle corti territoriali costituisce monito affinché non vengano sacrificate pretese risarcitorie legittime attraverso rigidità interpretative che tradiscono la funzione riparatoria della responsabilità civile.

 - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Domestic Work as Economically Assessable Activity:

The Court of Cassation Overturns Lower Courts' Denial

of Patrimonial Damages

Holding

In matters of civil liability arising from the death of a family member, the Court of Cassation holds that: the surviving spouse is entitled to compensation for patrimonial damages resulting from the loss of the deceased cohabitant's contribution to the domestic economy, as such contributions constitute economically assessable services; where the decedent performed external employment, damages cannot be presumed from mere cohabitation, but must be proven through evidence that the decedent devoted a significant portion of residual energies to household care; from defensive pleadings evidencing age, stable cohabitation, and tasks performed, the contribution to the domestic household may be reasonably presumed; liquidation of such damages may proceed on an equitable basis, as an economic parameter corresponding to domestic work is ascertainable.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Order No. 14288/2025 of the Third Civil Section of the Court of Cassation warrants particular attention for having censured the approach adopted by the lower courts, which had denied compensation for patrimonial damages arising from loss of contribution to the domestic economy—an issue of significant impact in tort practice.

The case arose from a woman's death following medical negligence. Her husband and three children sought, among other heads of damage, patrimonial compensation for the loss of the wife's contribution to household management. Both the Velletri Tribunal and the Rome Court of Appeal denied this claim, recognizing solely damages for loss of chance of survival. The Supreme Court allowed the ground of appeal, offering a protective interpretation of compensatory relief that overcomes unjustified evidentiary rigidities.

The crux of the decision lies in the holding that "it may adequately be presumed that the wife contributed through her daily efforts to the family budget; this entails that the surviving spouse has suffered compensable patrimonial damage, consisting in the loss of a series of economically assessable services relating to care, upbringing, and assistance to which he was entitled within the family relationship." This principle vindicates the economic dignity of domestic work, recognizing its patrimonial relevance on par with any other productive activity.

The Court of Cassation grounded its conclusion in the appellants' defensive pleadings, which had adduced significant factual circumstances: the victim's age, stable cohabitation with her spouse, health uncompromised until hospitalization, domestic tasks performed, minor household repairs, payment of utilities. From this evidentiary framework, articulated through circumstantial evidence, emerges the woman's active contribution to family management, satisfying the burden of proof required where external employment exists.

The judgment aligns with established case law distinguishing two scenarios: where the deceased cohabitant devoted herself exclusively to household care, damages may reasonably be presumed; where she also performed external employment, proof is required that she devoted a portion of residual energies significantly and economically appreciably to domestic management. In the latter eventuality, automatic presumption fails, requiring more detailed evidentiary pleading demonstrating concrete domestic contribution.

In the instant case, the appellants had not merely invoked damages generically, but had furnished concrete elements from which, according to common experience, it could be inferred that the victim effectively contributed to the family budget. This pleading, which the territorial court deemed insufficient, was instead credited by the Court of Cassation as adequate grounds for recognizing patrimonial damages.

Particularly significant is the holding that "liquidation of such damages may proceed on an equitable basis, as these constitute economically assessable activities like any other activity corresponding to domestic work, for which an economic parameter is therefore ascertainable." The Supreme Court expressly recognizes that domestic work, though not generating monetized income, constitutes activity susceptible to economic valuation, legitimating recourse to equitable criteria founded on compensation parameters applicable to domestic workers.

This solution fits within the normative framework established by Articles 143 et seq. of the Civil Code, which require spouses to contribute to family needs in proportion to their means and capacity for professional or domestic work. The invocation of spousal equality and constitutional recognition of domestic work as a form of contribution to household management (Articles 29, 36, and 37 of the Constitution) confers patrimonial dignity upon services too often depreciated in jurisprudential discourse.

The pronouncement assumes systemic relevance because it transcends an anachronistic vision of domestic work, recognizing its economic valence and capacity to generate compensable patrimonial damage upon the service provider's death. The error of the lower courts was twofold: first, requiring an excessively rigorous evidentiary burden; second, failing adequately to credit defensive pleadings which, through circumstantial reasoning, permitted finding domestic contribution proven.

In conclusion, the order stands as a bulwark of comprehensive compensatory protection, reaffirming that patrimonial damages from loss of domestic contribution constitute an autonomous head of damage meriting compensation, liquidable equitably upon recognized economic parameters. The censure of the territorial courts serves as admonition that legitimate compensatory claims must not be sacrificed through interpretive rigidities that betray the reparative function of civil liability.

 

Scarica l'allegato
Il lavoro domestico come attività economicamente valutabile: la Cassazione censura il mancato riconoscimento del danno patrimoniale