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Diritto all'immagine del minore: tra tutela della persona e valutazione economica del danno

Diritto all'immagine del minore

tra tutela della persona e valutazione economica del danno

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L'ordinanza n. 1169/2026 della Terza Sezione civile della Corte di Cassazione offre un contributo significativo nell'evoluzione giurisprudenziale in materia di tutela del diritto all'immagine, con particolare riferimento alla condizione del minore e ai criteri di determinazione del danno risarcibile.

La decisione si inserisce in un panorama normativo in continua trasformazione, sollecitato dalle dinamiche della comunicazione digitale e dall'uso pervasivo delle immagini quale strumento di visibilità e attrazione.

La vicenda prende avvio dalla pubblicazione non autorizzata, sul sito internet e sul profilo Facebook di un'associazione non lucrativa, della fotografia di una minore ritratta in lacrime. L'immagine, connotata da un evidente valore simbolico ed emotivo, era stata diffusa per circa tre mesi senza che fosse stato previamente acquisito il consenso dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale. La domanda risarcitoria, formulata sotto il duplice profilo del danno non patrimoniale e del danno patrimoniale, era stata rigettata dai giudici di merito pur in presenza del riconoscimento dell'illiceità della condotta.

La Suprema Corte, di contrario avviso, interviene con un'analisi articolata che distingue con rigore i due versanti della tutela risarcitoria.

Quanto al danno non patrimoniale, la Cassazione conferma l'orientamento consolidato secondo cui la mera lesione del diritto all'immagine non determina automaticamente un pregiudizio risarcibile. Il danno non è dunque in re ipsa, ma necessita di una prova concreta, ancorché presuntiva, delle conseguenze pregiudizievoli effettivamente patite {cfr. Cassazione civile sez. III, 20/01/2026, (ud. 17/12/2025- dep. 20/01/2026) - n. 1169non potendo il danno non patrimoniale ritenersi implicito nella sola commissione del fatto illecito (c.d. danno in re ipsa)}. Nel caso di specie, il giudice di merito aveva escluso la sussistenza di tale danno considerando la natura non offensiva della fotografia, la breve permanenza sul sito e la reperibilità dell'immagine su altre piattaforme. Tale valutazione, fondata su un apprezzamento complessivo degli elementi istruttori, è stata ritenuta insindacabile in sede di legittimità, costituendo espressione del potere discrezionale del giudice del merito.

Ben diversa è invece la soluzione prospettata dalla Corte con riferimento al danno patrimoniale. La decisione impugnata aveva escluso la risarcibilità di tale voce di danno sulla base dell'assenza di finalità commerciali dell'associazione convenuta, ritenendo che il criterio del cosiddetto "prezzo del consenso" potesse operare esclusivamente in presenza di uno sfruttamento dell'immagine per scopi eminentemente lucrativi {Ivila motivazione così formalmente compendiata dal giudice a quo costituisce una chiara ipotesi di falsa applicazione dell'art. 2056 c.c.}. La Cassazione censura tale approccio qualificandolo come ipotesi di falsa applicazione dell'art. 2056 c.c., e chiarisce che lo sfruttamento economico dell'immagine non presuppone necessariamente l'esercizio di un'attività commerciale in senso formale.

Il punto nodale della decisione risiede nel riconoscimento del valore comunicativo dell'immagine quale bene economicamente apprezzabile. L'esposizione del volto della minore, protrattasi per un periodo significativo, era funzionale ad accrescere la visibilità e il seguito dell'associazione, realizzando una vera e propria tecnica di comunicazione assimilabile, sotto il profilo economico, a quella pubblicitaria {Ivila Corte territoriale abbia del tutto trascurato la considerazione dello specifico profilo economico correlato al fatto consistito nell'esposizione, senza consenso, dell'immagine della minore}.

L'utilità ricavata dall'uso dell'immagine, pur in assenza di un diretto scopo di lucro, configura un vantaggio economico indebitamente conseguito, cui corrisponde speculare un pregiudizio patrimoniale in capo al titolare del diritto leso {Ivil'utilità che è stata ricavata dall'associazione attraverso la strumentalizzazione di quell'immagine [...] non può che corrispondere al risultato dello sfruttamento di un bene economico}. Tale danno può e deve essere liquidato equitativamente mediante il ricorso al criterio del "prezzo del consenso", inteso come il compenso che il danneggiato avrebbe presumibilmente richiesto per autorizzare la pubblicazione.

La Corte valorizza pertanto una nozione ampia di sfruttamento economico, svincolata dalla presenza di finalità lucrative dirette e fondata invece sulla concreta valutazione dell'utilità comunicativa ricavata dall'uso dell'immagine {Iviricorrendo, in tal modo, a una vera e propria tecnica di comunicazione 'pubblicitaria}. In questa prospettiva, rilevano elementi quali la durata dell'esposizione, il contesto in cui l'immagine è stata utilizzata, il suo valore simbolico e la capacità di attrarre l'attenzione del pubblico.

La quantificazione equitativa del danno dovrà tenere conto di tutti questi parametri, con riferimento ai criteri enunciati dall'art. 158, comma 2, della legge sul diritto d'autore.

L'ordinanza in esame delinea così un equilibrio tra l'esigenza di tutela effettiva del diritto all'immagine e la necessità di evitare automatismi risarcitori non giustificati da un pregiudizio concreto.

Da un lato, si ribadisce che il danno non patrimoniale richiede sempre una dimostrazione specifica delle conseguenze lesive; dall'altro, si amplia significativamente l'area di operatività del danno patrimoniale, riconoscendo rilevanza economica anche agli utilizzi dell'immagine che, pur non perseguendo finalità commerciali in senso stretto, si inseriscono in strategie di comunicazione e visibilità.

Tale impostazione assume particolare rilievo nell'era digitale, caratterizzata dalla proliferazione di piattaforme social e dalla centralità dell'immagine quale strumento di promozione e aggregazione.

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The Right to Image of Minors

between personal protection and economic assessment of damages

Order No. 1169/2026 of the Third Civil Section of the Court of Cassation provides a significant contribution to the jurisprudential evolution concerning the protection of the right to image, with particular reference to the condition of minors and the criteria for determining compensable damages.

The decision is situated within a continuously evolving regulatory landscape, prompted by the dynamics of digital communication and the pervasive use of images as instruments of visibility and attraction.

The case originated from the unauthorized publication, on the website and Facebook profile of a non-profit association, of a photograph of a minor depicted in tears. The image, characterized by evident symbolic and emotional value, had been disseminated for approximately three months without prior consent having been obtained from the parents exercising parental responsibility. The claim for damages, formulated under the dual aspect of non-pecuniary and pecuniary damage, had been dismissed by the lower courts despite recognition of the unlawfulness of the conduct.

The Supreme Court, taking a contrary view, intervened with an articulated analysis that rigorously distinguishes between the two dimensions of compensatory protection.

With regard to non-pecuniary damage, the Court of Cassation confirms the established principle that mere infringement of the right to image does not automatically give rise to compensable prejudice. The damage is therefore not in re ipsa, but requires concrete proof, albeit presumptive, of the actually suffered prejudicial consequences {see Cassazione civile sez. III, 20/01/2026, (hearing 17/12/2025 - filed 20/01/2026) - No. 1169 – "non-pecuniary damage cannot be deemed implicit in the mere commission of the wrongful act (c.d. danno in re ipsa)"}. In the case at hand, the trial court had excluded the existence of such damage considering the non-offensive nature of the photograph, its brief presence on the website, and the availability of the image on other platforms. Such assessment, based on a comprehensive evaluation of the evidentiary elements, was deemed unassailable on appeal, constituting an expression of the discretionary power of the trial judge.

Quite different, however, is the solution advanced by the Court with respect to pecuniary damage. The appealed decision had excluded the compensability of this head of damage on the basis of the absence of commercial purposes of the defendant association, holding that the criterion of the so-called "price of consent" could operate exclusively in the presence of exploitation of the image for eminently lucrative purposes {Ibid."the reasoning thus formally summarized by the judge a quo constitutes a clear instance of misapplication of Article 2056 of the Civil Code"}. The Court of Cassation censures this approach, characterizing it as an instance of misapplication of Article 2056 of the Civil Code, and clarifies that economic exploitation of an image does not necessarily presuppose the exercise of commercial activity in a formal sense.

The pivotal point of the decision lies in the recognition of the communicative value of the image as an economically appreciable asset. The exposure of the minor's face, prolonged over a significant period, was functional to increasing the visibility and following of the association, thereby implementing a veritable communication technique comparable, from an economic standpoint, to advertising {Ibid."the territorial Court entirely disregarded consideration of the specific economic aspect relating to the fact consisting in the exposure, without consent, of the minor's image"}.

The utility derived from the use of the image, even in the absence of a direct profit motive, constitutes an improperly obtained economic advantage, to which corresponds a correlative pecuniary prejudice to the holder of the infringed right {Ibid."the utility that was derived by the association through the instrumentalization of that image [...] can only correspond to the result of the exploitation of an economic asset"}. Such damage can and must be liquidated on an equitable basis through recourse to the criterion of the "price of consent", understood as the compensation that the injured party would presumably have demanded to authorize the publication.

The Court therefore endorses a broad notion of economic exploitation, detached from the presence of direct profit-making purposes and founded instead upon concrete assessment of the communicative utility derived from the use of the image {Ibid."thereby resorting to a veritable 'advertising' communication technique"}. In this perspective, relevant factors include the duration of the exposure, the context in which the image was used, its symbolic value, and its capacity to attract public attention.

The equitable quantification of the damage must take into account all these parameters, with reference to the criteria set forth in Article 158, paragraph 2, of the copyright law.

The order under examination thus delineates an equilibrium between the requirement of effective protection of the right to image and the necessity of avoiding compensatory automatisms not justified by concrete prejudice.

On one hand, it reaffirms that non-pecuniary damage invariably requires specific demonstration of harmful consequences; on the other, it significantly expands the operative scope of pecuniary damage, recognizing economic relevance even to uses of images that, whilst not pursuing commercial purposes in the strict sense, form part of communication and visibility strategies.

This approach assumes particular significance in the digital era, characterized by the proliferation of social media platforms and the centrality of images as instruments of promotion and aggregation.

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Diritto all'immagine del minore: tra tutela della persona e valutazione economica del danno