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Demansionamento e valutazione in concreto della professionalità acquisita

Demansionamento

e valutazione in concreto della professionalità acquisita

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Cass. civ., Sez. lavoro, Ordinanza, 20/01/2026, n. 1195



Ai fini dell'accertamento del demansionamento, la valutazione delle nuove mansioni deve essere fatta in concreto con riferimento alla specifica competenza maturata dal dipendente nei compiti precedenti. Non è sufficiente il riferimento astratto al livello di categoria, ma è necessario verificare che le nuove mansioni siano aderenti alla competenza specifica del lavoratore, salvaguardando il suo livello professionale acquisito e garantendo l'accrescimento delle sue capacità professionali.

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L'ordinanza della Suprema Corte n. 1195/2026 offre un contributo significativo all'evoluzione giurisprudenziale in materia di demansionamento, ribadendo con particolare rigore il criterio della valutazione in concreto della professionalità acquisita dal lavoratore.

Il principio cardine affermato dalla Sezione Lavoro si colloca nel solco di un orientamento ormai consolidato, ma merita attenzione per la sua capacità di coniugare tutela della professionalità individuale e dinamismo organizzativo aziendale. La Corte chiarisce, infatti, che l'equivalenza delle mansioni non può essere apprezzata mediante un mero raffronto formale tra declaratorie contrattuali o livelli di inquadramento, bensì richiede un'indagine sostanziale sulla congruenza tra le nuove attribuzioni e il patrimonio professionale concretamente maturato dal dipendente.

Nel caso di specie, relativo a un quadro direttivo del settore creditizio, la pronuncia evidenzia come lo svuotamento progressivo delle responsabilità funzionali - con perdita di autonomia decisionale, potere di coordinamento e specializzazione - integri demansionamento anche laddove il mutamento avvenga all'interno della medesima categoria contrattuale e verso ruoli astrattamente equivalenti.

Particolarmente rilevante appare il richiamo al principio secondo cui le nuove mansioni devono non solo preservare, ma anche consentire l'accrescimento delle capacità professionali del lavoratore. Tale approccio enfatizza la dimensione dinamica e progettuale della professionalità, che costituisce parte integrante del patrimonio giuridico del prestatore d'opera.

Sul versante risarcitorio, la Corte conferma la configurabilità di un danno alla professionalità desumibile in via presuntiva dalla durata del demansionamento, dall'impoverimento del bagaglio professionale e dalle ricadute sulla carriera futura, legittimando la liquidazione equitativa basata su una percentuale della retribuzione mensile.

La decisione si rivela, dunque, strumento ermeneutico prezioso per gli operatori del diritto del lavoro, sollecitando le imprese a un'attenta ponderazione delle riorganizzazioni aziendali e confermando la centralità della persona del lavoratore e della sua storia professionale quale parametro di riferimento insostituibile nella valutazione della legittimità delle modifiche mansionali.

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Demotion

Concrete Assessment of Acquired Professional Skills Required

Court of Cassation No. 1195/2026

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Court of Cassation, Civil Division, Labour Section, Order of 20 January 2026, No. 1195

For the purposes of establishing demotion, the assessment of new duties must be carried out concretely with reference to the specific competence acquired by the employee in previous tasks. Abstract reference to the category level is insufficient; it is necessary to verify that the new duties are consistent with the employee's specific competence, safeguarding their acquired professional level and ensuring the development of their professional capabilities.

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Order No. 1195/2026 of the Supreme Court of Cassation makes a significant contribution to the evolving case law on demotion, reaffirming with particular rigour the criterion of concrete assessment of the professional skills acquired by the employee.

The cardinal principle stated by the Labour Division follows a well-established line of authority, yet merits attention for its ability to balance protection of individual professionalism with organisational flexibility. The Court clarifies that equivalence of duties cannot be assessed through mere formal comparison of contractual job descriptions or classification levels, but requires a substantive inquiry into the congruence between new assignments and the professional patrimony concretely acquired by the employee.

In the case at hand, concerning a managerial executive in the banking sector, the judgment highlights how progressive erosion of functional responsibilities - with loss of decision-making autonomy, coordination powers and specialisation - constitutes demotion even where the change occurs within the same contractual category and towards ostensibly equivalent roles.

Particularly significant is the reference to the principle that new duties must not merely preserve, but also enable the development of the employee's professional capabilities. This approach emphasises the dynamic and forward-looking dimension of professionalism, which constitutes an integral part of the worker's legal patrimony.

On the remedial front, the Court confirms that damage to professionalism may be inferred presumptively from the duration of demotion, impoverishment of professional skills and impact on future career prospects, legitimising equitable assessment based on a percentage of monthly remuneration.

The decision thus proves a valuable interpretative tool for labour law practitioners, urging employers to carefully consider organisational restructuring and confirming the centrality of the individual worker and their professional history as an irreplaceable parameter in assessing the lawfulness of changes to duties.

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Demansionamento e valutazione in concreto della professionalità acquisita