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Adozione internazionale e persone singole: il quadro normativo dopo la sentenza costituzionale

Con la sentenza n. 33 del 21 marzo 2025, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 29-bis, comma 1, della legge n. 184/1983, nella parte in cui non consente alle persone singole di presentare domanda per l'adozione internazionale. La pronuncia segna un momento di svolta nell'evoluzione della disciplina adottiva italiana, aprendo prospettive inedite nella tutela tanto dei minori abbandonati quanto dell'autodeterminazione individuale orientata alla genitorialità solidale.

Il percorso processuale e l'oggetto della decisione

La decisione trae origine da un'ordinanza del Tribunale per i minorenni di Firenze, sollecitata da una donna non coniugata che, dopo un primo tentativo sfociato nella declaratoria di inammissibilità (sentenza n. 252/2021), ha riassunto il procedimento con una motivazione più articolata. Il giudice rimettente ha censurato gli artt. 29-bis e 30, comma 1, della legge n. 184/1983, ritenendoli lesivi degli artt. 2 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 8 CEDU, nella misura in cui escludono aprioristicamente la persona singola dall'accesso all'adozione internazionale.

La Corte, superata l'eccezione di inammissibilità sollevata dall'Avvocatura dello Stato, ha concentrato l'esame sull'art. 29-bis, rilevando come la rimozione dell'esclusione a livello di presentazione della domanda renda superfluo l'intervento sul successivo art. 30, che disciplina il decreto di idoneità.

La ricostruzione storico-sistematica della disciplina adottiva

La pronuncia si segnala per l'accurata ricostruzione diacronica dell'istituto dell'adozione. La Corte ripercorre l'evoluzione normativa dal codice civile del 1865 – che ammetteva l'adozione da parte di persone singole secondo una logica di trasmissione patrimoniale – fino alla legge n. 184/1983, che ha segnato il passaggio definitivo a una concezione dell'adozione, orientata alla tutela primaria dell'interesse del minore.

Particolarmente significativo è il rilievo secondo cui la riforma del 1983, pur ispirandosi alla Convenzione di Strasburgo del 1967 (che consente l'adozione alle persone singole), ha operato una scelta restrittiva, riservando l'adozione piena ai coniugi uniti in matrimonio. Tale scelta, motivata dall'intento di garantire la bigenitorialità e l'inserimento del minore in una famiglia fondata sul matrimonio, ha trovato una parziale attenuazione nelle ipotesi di adozione in casi particolari (art. 44, comma 3, L. n. 184/1983), ove il legislatore ha riconosciuto la capacità genitoriale del singolo anche rispetto a minori con disabilità o in condizioni di particolare vulnerabilità.

L'idoneità genitoriale della persona singola: gli indici normativi

La Corte individua nell'ordinamento vigente plurimi indici che attestano il riconoscimento legislativo dell'idoneità astratta della persona singola a garantire un ambiente stabile e armonioso al minore. In particolare, vengono richiamate le previsioni dell'art. 25, commi 4 e 5, della legge n. 184/1983, che consentono l'adozione piena al coniuge superstite o all'unico aspirante adottante in caso di separazione sopravvenuta durante l'affidamento preadottivo.

Queste fattispecie – lungi dal rappresentare mere eccezioni dettate da ragioni contingenti – rivelano la consapevolezza del legislatore circa la capacità del nucleo monoparentale di assolvere alle funzioni genitoriali, anche in contesti non privi di criticità. Tale riconoscimento implicito mina alla radice la coerenza sistematica della preclusione assoluta opposta alle persone singole nell'adozione internazionale.

Il diritto alla vita privata e il principio di solidarietà sociale

Sul piano costituzionale, la Corte inquadra la scelta di aspirare alla genitorialità adottiva nell'ambito del diritto alla vita privata, inteso come espressione della libertà di autodeterminazione riconosciuta dagli artt. 2 Cost. e 8 CEDU. Tale libertà, pur non traducendosi in un "diritto alla genitorialità" – espressamente negato tanto dalla Corte costituzionale quanto dalla Corte EDU –, assume rilevanza laddove il legislatore ponga limitazioni irragionevoli e sproporzionate rispetto all'obiettivo perseguito.

La peculiarità dell'adozione internazionale risiede nella sua intrinseca dimensione solidaristica: l'aspirazione alla genitorialità si coniuga con la finalità di accogliere minori stranieri già esistenti e in stato di abbandono. L'esclusione delle persone singole non solo comprime l'autodeterminazione individuale, ma rischia di riflettersi negativamente sulla stessa effettività del diritto del minore a essere accolto in una famiglia.

Il test di proporzionalità e la non necessarietà della restrizione

La Corte sottopone la disciplina censurata al vaglio di proporzionalità delineato dall'art. 8, paragrafo 2, CEDU, verificando se l'esclusione delle persone singole risponda a un'esigenza sociale pressante e costituisca una misura necessaria in una società democratica.

Sul punto, la motivazione evidenzia come la preclusione assoluta non sia più funzionale agli obiettivi storicamente perseguiti. Da un lato, la riforma della filiazione del 2012-2013 ha superato ogni distinzione tra status filiationis derivante dal matrimonio e dalla filiazione naturale, rendendo irrilevante il vincolo matrimoniale ai fini della tutela giuridica del minore adottato. Dall'altro, lo stesso legislatore ha riconosciuto – seppure in ipotesi circoscritte – l'idoneità della persona singola a garantire un ambiente familiare adeguato.

La Corte richiama inoltre la giurisprudenza costituzionale risalente alla sentenza n. 183/1994, che aveva già affermato come i principi costituzionali non vincolino l'adozione al criterio della imitatio naturae, ammettendo la possibilità che la genitorialità monoparentale rappresenti, in concreto, la soluzione più conveniente per l'interesse del minore.

Le ricadute sul sistema e il ruolo del giudice

La declaratoria di illegittimità costituzionale impone al giudice minorile di valutare in concreto l'idoneità della persona singola a adottare, applicando i medesimi criteri previsti per la coppia coniugata (capacità affettiva, attitudine educativa, idoneità economica). Resta inteso che il giudice dovrà tenere conto anche della rete familiare di riferimento, elemento valorizzato dalla stessa giurisprudenza costituzionale quale fattore di sostegno nella costruzione di un contesto genitoriale stabile.

Il minore adottato dalla persona singola acquisirà l'unico status di figlio previsto dall'art. 315 cod. civ., con piena equiparazione rispetto al minore adottato dalla coppia coniugata. Sul piano procedurale, la persona singola residente in Italia potrà presentare la dichiarazione di disponibilità e ottenere il decreto di idoneità, il quale consentirà l'avvio delle procedure di abbinamento con il minore straniero secondo le regole della Convenzione dell'Aja.

Riflessioni conclusive

La sentenza n. 33/2025 si colloca nel solco di una giurisprudenza costituzionale sensibile all'evoluzione del tessuto sociale e alle trasformazioni dei modelli familiari, che il sistema costituzionale riconosce e tutela nella loro pluralità. La Corte ribadisce che la tutela del minore non può tradursi in una concezione monolitica e immutabile della famiglia, ma richiede valutazioni personalizzate e attente alle specificità del caso concreto.

L'apertura all'adozione internazionale da parte della persona singola rappresenta un bilanciamento virtuoso tra l'autodeterminazione individuale e la solidarietà sociale, che si fa carico della condizione dei minori abbandonati.

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International Adoption by Single Persons:

Constitutional Court Judgment No. 33/2025

 

By Judgment No. 33 of 21 March 2025, the Italian Constitutional Court declared the unconstitutionality of Article 29-bis, paragraph 1, of Law No. 184/1983, insofar as it does not permit single persons to submit applications for international adoption. The ruling marks a turning point in the evolution of Italian adoption law, opening unprecedented prospects for the protection of both abandoned children and individual self-determination oriented toward solidaristic parenthood.

The Procedural Path and the Subject Matter of the Decision

The decision stems from a referral order issued by the Juvenile Court of Florence, prompted by an unmarried woman who, following an initial attempt that resulted in a declaration of inadmissibility (Judgment No. 252/2021), recommenced proceedings with more articulated reasoning. The referring judge challenged Articles 29-bis and 30, paragraph 1, of Law No. 184/1983, deeming them in breach of Articles 2 and 117, paragraph 1, of the Constitution, the latter in relation to Article 8 ECHR, insofar as they a priori exclude single persons from access to international adoption.

The Court, having dismissed the objection of inadmissibility raised by the State Attorney's Office, focused its examination on Article 29-bis, noting that the removal of the exclusion at the application submission stage renders intervention on the subsequent Article 30, which governs the decree of suitability, superfluous.

The Historical-Systematic Reconstruction of Adoption Law

The judgment is distinguished by its meticulous diachronic reconstruction of the institution of adoption. The Court traces the legislative evolution from the Civil Code of 1865—which permitted adoption by single persons according to a logic of patrimonial transmission—up to Law No. 184/1983, which marked the definitive transition to a child-centered conception of adoption, oriented toward the primary protection of the child's best interests.

Particularly significant is the Court's observation that the 1983 reform, whilst inspired by the 1967 Strasbourg Convention (which permits adoption by single persons), adopted a restrictive approach by reserving full adoption to married spouses. This choice, motivated by the intention to guarantee dual parentage and the child's placement within a marriage-based family, found partial attenuation in cases of special adoption (Article 44, paragraph 3, Law No. 184/1983), where the legislature acknowledged the parental capacity of single persons even with respect to children with disabilities or in conditions of particular vulnerability.

The Parental Suitability of Single Persons: Normative Indices

The Court identifies within the existing legal order multiple indices attesting to legislative recognition of the abstract suitability of single persons to guarantee a stable and harmonious environment for children. In particular, reference is made to the provisions of Article 25, paragraphs 4 and 5, of Law No. 184/1983, which permit full adoption by the surviving spouse or the sole prospective adoptive parent in the event of separation occurring during the pre-adoptive placement.

These scenarios—far from representing mere exceptions dictated by contingent reasons—reveal the legislature's awareness of the capacity of single-parent households to fulfill parental functions, even in contexts not devoid of critical elements. This implicit recognition undermines at the root the systematic coherence of the absolute preclusion opposed to single persons in international adoption.

The Right to Private Life and the Principle of Social Solidarity

On the constitutional plane, the Court frames the choice to aspire to adoptive parenthood within the ambit of the right to private life, understood as an expression of the freedom of self-determination recognized by Articles 2 of the Constitution and 8 ECHR. This freedom, whilst not translating into a "right to parenthood"—expressly negated by both the Constitutional Court and the ECtHR—assumes relevance where the legislature imposes unreasonable and disproportionate limitations with respect to the objective pursued.

The peculiarity of international adoption resides in its intrinsic solidaristic dimension: the aspiration to parenthood is coupled with the purpose of welcoming foreign children already existing and in a state of abandonment. The exclusion of single persons not only compresses individual self-determination but risks reflecting negatively upon the very effectiveness of the child's right to be received into a family.

The Proportionality Test and the Non-Necessity of the Restriction

The Court subjects the challenged legislation to the proportionality scrutiny delineated by Article 8, paragraph 2, ECHR, verifying whether the exclusion of single persons responds to a pressing social need and constitutes a measure necessary in a democratic society.

On this point, the reasoning highlights how the absolute preclusion is no longer functional to historically pursued objectives. On one hand, the 2012-2013 filiation reform superseded every distinction between status filiationis deriving from marriage and from natural filiation, rendering the matrimonial bond irrelevant for purposes of the legal protection of the adopted child. On the other hand, the legislature itself has recognized—albeit in circumscribed hypotheses—the suitability of single persons to guarantee an adequate family environment.

The Court further recalls constitutional jurisprudence dating back to Judgment No. 183/1994, which had already affirmed that constitutional principles do not bind adoption to the criterion of imitatio naturae, admitting the possibility that single-parent parenthood may represent, in concrete terms, the most suitable solution for the child's best interests.

The Systemic Implications and the Role of the Judge

The declaration of unconstitutionality requires juvenile courts to evaluate in concrete terms the suitability of single persons to adopt, applying the same criteria provided for married couples (emotional capacity, educational aptitude, economic suitability). It is understood that the judge must also take into account the extended family support network, an element valorized by constitutional jurisprudence itself as a supporting factor in the construction of a stable parental context.

The child adopted by a single person shall acquire the sole status of child provided for by Article 315 of the Civil Code, with full equivalence to the child adopted by a married couple. On the procedural plane, single persons resident in Italy may submit a declaration of availability and obtain the decree of suitability, which will permit the commencement of matching procedures with the foreign child according to the rules of the Hague Convention.

Concluding Reflections

Judgment No. 33/2025 stands within the tradition of constitutional jurisprudence sensitive to the evolution of the social fabric and to transformations in family models, which the constitutional system recognizes and protects in their plurality. The Court reaffirms that the protection of children cannot translate into a monolithic and immutable conception of the family, but requires personalized evaluations attentive to the specificities of each concrete case.

The opening of international adoption to single persons represents a virtuous balance between individual self-determination and social solidarity, which takes charge of the condition of abandoned children.

Adozione internazionale e persone singole: il quadro normativo dopo la sentenza costituzionale